
Quando ho comunicato al mondo che mi sarei dimessa, dopo 14 anni di lavoro statale, mio padre mi ha chiesto: “ma poi li paghi i contributi?”. Avrei voluto rispondergli che la pensione era proprio l’ultima delle mie preoccupazioni, in quel momento, che non avevo idea di cosa fare e avrei solo voluto urlare ma sì, gli ho detto di sì ed era vero. Mi pago i contributi e pago tutte le tasse che devo da un anno preciso, da quando ho aperto una partita IVA e mi sono messa in gioco come freelance.
Avevo fatto un corso di personal branding, letto un milione di libri e mi ero anche comprata un vestito nuovo, poi però il primo giorno da libera professionista l’ho passato in casa con un pigiama grigio con sopra stampato un maialino che vola, mangiando ramen e facendo quello che avrei voluto fare quando ero in ferie (mentre invece lavoravo come una matta per arrivare dove stavo in quel momento).
Prima di tutto è arrivato il senso di libertà: i pranzi fuori, le merende con le amiche, il centro a metà mattina, lavorare da Exki bevendo spremuta d’arancia. Ho continuato a svegliarmi presto, perché mi piace, ho capito che amo lavorare al mattino presto, sono molto più produttiva, ho riorganizzato lo studio, ho seguito le istruzioni di Susannah Conway e ho trovato la mia parola dell’anno, ho inaugurato l’agenda nuova e poi è arrivato il panico perché sull’agenda avrei dovuto scriverci un piano e io un piano non ce l’avevo mica.
Ora io non sono esattamente quel tipo di persona che si fa prendere dallo sconforto (ne avevo parlato in questo pezzo scritto su Medium) perciò ho fatto l’unica cosa che sono capace di fare: mi sono tirata su le maniche e ho cominciato a cercare di capirci qualcosa per poter affrontare e risolvere la questione.
Cosa è successo intanto
- Ho cominciato a rivedere la mia comunicazione e ad aggiustare il tiro: prima parlavo sempre poco e malvolentieri del mio lavoro e perdere certe abitudini è complicato, bisogna lavorarci. Ho buttato giù una prima strategia e poi strada facendo ho corretto il tiro. Oggi, dopo un anno, credo di aver trovato l’inizio di una buona strada che sta dando già buoni risultati.
- Ho cercato di essere presente a eventi interessanti per il mio settore, di farmi vedere, di conoscere persone e raccontare quello che faccio. Dirlo agli altri mi è servito soprattutto per prendere coscienza che questa cosa era vera, che io ero proprio quella che faceva quelle cose.
- Ho chiesto aiuto e conforto alle amiche, quelle freelance e quelle non, ho cercato di vedere la situazione con altri occhi e nuovi spunti disinteressati da cui partire.
- In mancanza d’altro ho deciso di lavorare per me. Di dedicare più tempo al mio blog di cucina e alle mie fotografie. Non avevo più il pretesto della mancanza di tempo e allora – semplicemente – l’ho fatto.
Ho cambiato la grafica di Brodo di coccole, passando a Genesis e sviluppando un tema che fosse più adatto ai contenuti, ho fotografato molto, moltissimo di più, mi sono esercitata così tanto che ora per fare foto più belle, rispetto a un anno fa, faccio molta meno fatica, ho ripreso in mano Illustrator e mi sono disegnata un logo che mi desse un’identità visiva, ho lavorato a questo sito e ho cercato di fare un business plan che avesse senso.
Come è andata a finire
È andata a finire che il lavoro che facevo per me hanno cominciato a notarlo anche altre persone, che la strategia di comunicazione ha cominciato a funzionare e che sono arrivate richieste di preventivi e opportunità da valutare.
Ho cominciato a dover organizzare il lavoro per farci stare tutto, ho dovuto mettere mano al planner, al calendario e anche a quella agenda senza piani. A un certo punto ho anche dovuto dire qualche no.
A settembre mi sono sposata e sono stata via quasi tutto il mese per il viaggio di nozze. Fatta fuori l’ansia e tutti gli impegni per l’organizzazione del matrimonio, da quando sono rientrata credo di aver finalmente realizzato che sono una freelance e che ce la sto facendo.
Cosa resta da fare
Resta da fare tutto, in pratica.
Questi 365 giorni mi hanno insegnato, più di ogni cosa, che quando sei freelance forse c’è un inizio ma non c’è una fine: ci sono solo tappe, piani, obiettivi e strade per raggiungerli.
Questo sito è parte e inizio di questo percorso che considero nuovo ogni giorno. Ora che so chi sono e cosa faccio ho pensato di meritarmi un posto per raccontarlo, ora che sono Valentina, la digital food fairy, che cucina, scrive e fotografa vorrei dirlo a tutti, perché mi sembra una cosa bellissima e ne vado molto fiera. Restano da fare i biglietti da visita – sì, sono andata in giro tutto quest’anno senza averli – ma stiamo risolvendo il problema grazie al prodigioso intervento della mitica Carola Speri di Carriedesign.
Sto già lavorando sui contenuti di gennaio, ho qualche contratto per il prossimo anno e preventivi in attesa di essere valutati. Il problema del mio business, che è anche la sua maggior risorsa, è che mi muovo da un cliente all’altro con pochi impegni fissi. Non mi annoio mai e questo mi piace molto, ma mi è capitato anche di trovarmi o senza lavoro o con così tante richieste da dover dire dei no. Obiettivo per il 2017 è trovare equilibrio.
Per quanto riguarda i miei progetti personali andrò sempre avanti con il blog di cucina, e mi piacerebbe proporre altre date di “Foto in tavola”, il mio corso di fotografia per Instagram, portandolo anche a Milano e a Roma.
Ho pochi propositi, perché ho capito che bisogna concentrarsi sul portarli avanti, e molta fiducia perché quella – che era la mia parola per quest’anno – non mi ha abbandonata mai. Dopo un anno da freelance mi sento ancora come una che comincia, ma questa volta so chi sono e ho molta fiducia in me.


